.: CAPITOLO 6 :. 

 
6. CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

La domanda posta nell'introduzione al presente lavoro era se la realtà virtuale permettesse o meno una forma di apprendimento di nuove conoscenze.
Definito l'apprendimento come il "venire a conoscere", o anche "l'insieme dei metodi che permettono di stabilire delle connessioni tra stimoli e reazioni", dalle teorie psicologiche proposte e dalle successive elaborazioni di queste, grazie anche all'inserimento delle nuove tecnologie nella metodologia didattica, si è giunti a presentare il costruttivismo sociale. Questo è inteso come la sintesi tra la considerazione della realtà come il prodotto dell'esperienza di chi apprende e gli elementi operativi dell'approccio culturale situato: sue caratteristiche sono il senso di appartenenza, lo spirito collaborativo e cooperativo. L'apprendimento significativo definito da Jonassen sarebbe quindi il risultato della partecipazione attiva del singolo alle attività del gruppo.
Successivamente si è introdotto il termine cyberspazio per arrivare a comprendere la comunità virtuale. Essenziali per l'analisi di questi nuovi concetti sono i contributi teorici sulle intelligenze collettive di Levy e quelli sui nonluoghi di Augé. Si è visto come nel cyberspazio coesistano diverse realtà nelle quali è possibile riscontrare varie modalità di apprendimento; alcune sono più strutturate, come la formazione a distanza e i curricula scolastici specifici, altre meno, come il telelavoro. Tuttavia questi esempi appaiono come mere trasposizioni dal reale al virtuale, ovvero lo strumento tecnologico diventa in essi un mezzo facilitatore di processi di apprendimento tradizionalmente intesi.
Una innovazione in tal senso viene invece dal modello Open Source; esso nasce negli anni '60 nell'ambiente dello sviluppo dei software per i personal computer, tuttavia è soltanto sul finire degli anni '90 che inizia ad affermarsi nel panorama internazionale come un nuovo modello di trasmissione delle conoscenze non solo in ambito tecnologico ma anche in quello socio-economico-culturale.
Per meglio rappresentare il modello teorico dell'Open Source si sono utilizzate le esperienze di alcune comunità virtuali. Esse ben rappresentano il panorama esposto che varia dai gruppi di sviluppatori software, come il PLUTO e il Debian, agli "organizzatori della conoscenza", come l'Open Directory Project, all'associazionismo pacifista e culturale, come Rete PeaceLink e Metro Olografix.
Attraverso il modello teorico del costruttivismo sociale, osservando le esperienze online presentate si evidenzia come compaiano esattamente i medesimi contenuti significativi. Tramite tali comunità virtuali si realizza infatti il senso di appartenenza, lo spirito collaborativo e cooperativo realizzando un apprendimento significativo.
Quali scenari si aprono da queste considerazioni? Una prospettiva interessante è quella ipotizzata da Castells[1]. Egli parte dalla definizione del paradigma tecnologico dell'informazionalismo: esso è introdotto dalla rivoluzione dell'information technology e contraddistingue l'attuale periodo storico. La novità è la tecnologia dell'elaborazione dell'informazione e il suo impatto sulla generazione e l'applicazione della conoscenza. Queste nuove tecnologie hanno una rilevanza storica maggiore dell'invenzione della stampa per tre importanti caratteristiche:
1. la capacità autoespansiva di elaborazione, in termini di volume, complessità e velocità;
2. la capacità ricombinante;
3. la flessibilità distributiva.
Queste tecnologie sono soprattutto caratterizzate dalla capacità di ricombinare informazioni, in ogni maniera possibile. Questa è la specificità dell'ipertesto: il vero valore del World Wide Web sta nella sua capacità di collegare ogni cosa a partire da ogni punto e di ricombinarla insieme. La ricombinazione è fonte di innovazione, in particolare se i prodotti che genera diventano a loro volta sostegni per un'ulteriore interazione, in una spirale di informazioni sempre più significative. La generazione di nuove conoscenze richiederà sempre l'applicazione di una teoria dell'informazione ricombinante. Le possibilità di sperimentare con questa caratteristica che ha l'informazione da una molteplicità di fonti ampliano notevolmente sia il campo della conoscenza, sia le connessioni che possono essere fatte tra ambiti differenti.
Sulla base dell'informazionalismo si fonda la network society come forma dominante di organizzazione sociale di questa epoca. Si tratta di una struttura sociale composta di network informazionali alimentati dalle tecnologie dell'informazione caratteristiche del paradigma informazionalista. Per struttura sociale Castells [2] intende

"dispositivi organizzativi di esseri umani in rapporto con la produzione, il consumo, l'esperienza e il potere, così come vengono espressi in un'interazione significativa nel contesto di una cultura". 

Un network è una serie di nodi interconnessi. La storia dell'umanità è sempre formata da network sociali, ma con l'informazionalismo essi hanno acquisito una nuova vita, perché le recenti tecnologie aumentano la flessibilità inerente ai network e allo stesso tempo risolvono i problemi di coordinamento e guida che hanno ostacolato i network nel corso della storia, nella loro competizione con le organizzazioni gerarchiche. Per definizione un network non ha centro, soltanto nodi. Anche se i nodi possono essere di dimensioni diverse, e quindi di importanza variabile, essi sono comunque tutti necessari al network. Quando i nodi diventano ridondanti, i network tendono a riconfigurarsi da soli, eliminando alcuni nodi e aggiungendone di nuovi e produttivi. I nodi accrescono la loro importanza per il network assorbendo più informazione ed elaborandola in modo più efficiente. L'importanza relativa di un nodo non deriva dalle sue caratteristiche specifiche, ma dalla capacità di contribuire al network con informazioni di valore. In questo senso, i nodi principali non sono centri ma commutatori e protocolli di comunicazione, nella cui prestazione seguono una logica di network piuttosto che di dominio. I network funzionano secondo una logica binaria di inclusione/esclusione. Il funzionamento di un certo network dipende totalmente dai suoi scopi e dalla sua forma più elegante, economica e autoriproduttiva. 
Intorno a Internet e al multimedia, dunque, le manifestazioni della comunicazione e della creatività umana sono linkate ipertestualmente. La flessibilità di questo sistema mediatico facilita l'assorbimento delle espressioni più disparate e la personalizzazione della distribuzione dei messaggi. Mentre le esperienze individuali possono esistere al di fuori dell'ipertesto, le esperienze collettive e i messaggi condivisi ? vale a dire la cultura come medium sociale ? sono perlopiù catturati in questo ipertesto. Castells conclude affermando [3]:

"Non esistono rivoluzioni tecnologiche senza trasformazioni culturali. Le tecnologie rivoluzionarie devono essere pensate. Non si tratta di un processo incrementale; è una visione, un atto di fede, un gesto di ribellione. In realtà, saranno sempre le componenti finanziarie, produttive e di marketing a decretare la sopravvivenza di una tecnologia sul mercato, ma non necessariamente a stabilire quali tecnologie dovranno essere sviluppate, perché il mercato, per quanto importante, non è l'unico luogo decisionale del pianeta".


[1] P. HIMANEN, L'etica hacker e lo spirito dell'età dell'informazione, op. cit., pp. (^)
[2
] Ibidem, p. (^)
[3
] Ibidem, p. (^)

 

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