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3. IL CONCETTO DI COMUNITA`
Nei precedenti capitoli si è affrontato e discusso il concetto di apprendimento e come questo sia cambiato nel tempo a seguito dello sviluppo delle scienze mediche (neurobiologiche soprattutto) e delle scuole di pensiero piscologiche, sociologiche, pedagogiche ed antropologiche.
Successivamente si è introdotta una riflessione sulle nuove tecnologie e si è visto come i nuovi media, in particolare il personal computer e la Rete Internet, abbiano da un lato influenzato taluni metodi di apprendimento, e dall'altro introdotto elementi di novità, o di disordine a detta di qualcuno, tali da costringere gli studiosi a ripensarne modelli e tecniche.
In questo capitolo si introduce quindi la seconda parte del presente lavoro, che comprende anche il capitolo quarto, finalizzato a definire il concetto di comunità evidenziandone gli elementi strutturali; si passerà poi da un tipo di comunità detta "real community", (comunità del mondo reale), così come era finora definita da sociologi ed antropologi, ad una "virtual community" (comunità virtuale), come viene definita dai citizens (i cittadini della Rete) e dai teorici della postmodernità.
3.1 DEFINIZIONE DI COMUNITÀ
Come nel precedente capitolo I, si può cominciare a definire il concetto partendo dall'etimologia del termine stesso.
Secondo il Garzanti online [1], la comunità è
"l'insieme delle persone che vivono sullo stesso territorio o che, non vivendovi, hanno origini, tradizioni, idee, interessi comuni: comunità rurale,..."
mentre un altro dizionario online [2] definisce la comunità come
"gruppo sociale avente degli interessi comuni: comunità nazionale. // Gruppo di persone che vivono in comune: comunità familiare.
[...]".
Anche se da un punto semantico il termine assume diversi significati, etimologicamente la maggioranza degli studiosi sembra concordare sull'origine latina del termine, "communitas", dalla radice "communis", che come aggettivo significherebbe "distribuito tra tutti" o "bene comune", come sostantivo (cum munus) "che compie il proprio dovere insieme agli altri". Gli studiosi sono concordi nell'affermare che
"comunità è un concetto polisemico, che ha cioè molti significati, e che è euristico, cioè preliminare agli studi dei gruppi. Infatti, esso può avere connotazioni religiose, economiche, etnico-linguistiche, pedagogiche, sociologiche, culturali, ecologiche, psicologiche, politiche, utopiche, etc."
[3]
Il termine assume quindi tutta una serie di accezioni e sfaccettature; l'uso più comune e generico intende affermare che gli uomini non sono isolati poiché interagiscono tra di loro. Con questa definizione ci si rifà alla definizione di uomo, secondo Aristotele, come essere o animale politico.
Inoltre, il termine comunità assume una particolare valenza affettiva ed emotiva tanto che, nel linguaggio comune, viene spesso contrapposto al termine società. La comunità sarebbe caratterizzata da relazioni sociali positive, faccia a faccia, con forti legami emotivi, mentre la società sarebbe basata su rapporti di forza, secondo la logica del profitto e con criteri di razionalità ed efficienza.
Infine, la comunità sarebbe un riandare alla comunità di origine, ai suoi valori, ai suoi simboli, alle relazioni interpersonali ed ai processi che hanno accompagnato l'interiorizzazione della cultura e l'hanno fatta diventare parte della propria personalità, come ad esempio nelle relazioni familiari. Queste relazioni portano a ricordi condivisi ed emotivamente significativi, ad abitudini comuni da cui si sviluppano sostegno ed aiuto reciproco.
Come sostengono Martini e Sequi, [4] dunque,
"[...] ciò che il termine comunità evoca è fondamentalmente un'attitudine ed una serie di aspirazioni etiche che hanno a che fare con la fantasia e le forze irrazionali dell'uomo. Per questo si dice oggi che la comunità sta al crocevia tra nostalgia e utopia."
Sempre secondo Martini e Sequi [5], la comunità, per continuare ad essere tale, ha bisogno di svilupparsi, e perché ciò avvenga occorrono determinate caratteristiche; esse sono:
. il coinvolgimento, che si può intendere come un processo attraverso cui le persone, i gruppi, i soggetti in genere, vengono toccati emotivamente da un evento, da un problema e assumono una propensione a fare qualcosa. Il coinvolgimento comporta il passaggio dalla passività, dalla dipendenza e dalla delega, all'attività e alla disponibilità ad assumere impegni e rischi;
. la partecipazione, che si può intendere come quel processo attraverso cui i membri di una comunità, organizzati in gruppi, determinano o concorrono a determinare le scelte che riguardano la loro vita e ne controllano l'efficacia rispetto ai loro interessi. La partecipazione implica un esercizio del potere, la possibilità reale di decidere, di controllare, sia nel senso di determinare, che nel senso di verificare le azioni di coloro che hanno ricevuto/accettato deleghe;
. la creazione di connessioni fra i soggetti e/o gli attori sociali presenti nella comunità.
Tali connessioni sono un processo centrale dello sviluppo di comunità poiché crea le premesse per la partecipazione e per il coinvolgimento. La connessione si crea attraverso la comunicazione e si sostiene sul riconoscimento di interessi comuni o complementari;
. il senso di responsabilità sociale, qui intesa come la consapevolezza che le condizioni di vita della comunità e i problemi che in essa si verificano chiamano in causa tutti.
Concludono quindi i due autori:
"Se il senso di responsabilità sociale è sentire che si deve fare qualcosa, il potere è la reale possibilità di farlo. È la possibilità di contare, di decidere realmente, di produrre dei cambiamenti. Nello sviluppo di comunità, potere e senso di responsabilità vanno considerati nella loro interdipendenza".
[6]
La figura [7] che segue riassume la relazione tra la responsabilità e il potere.

Fig. 3.1
La connessione, il coinvolgimento e la partecipazione permettono quindi lo sviluppo di competenze, attraverso il processo di apprendimento basato sul cosiddetto "problem solving", l'effetto sinergico dovuto all'integrazione delle forze, lo scambio di esperienze e il raggiungimento di obiettivi. La consapevolezza del proprio potere e delle proprie competenze aumenta la capacità di rischiare, di tentare soluzioni innovative, di trasgredire e di percorrere strade sconosciute.
In sintesi, il coinvolgimento, la partecipazione e le connessioni determinano la crescita della comunità le cui caratteristiche fondamentali sono lo sviluppo del senso del "noi", del senso di responsabilità sociale, del potere e delle competenze.
3.2 UNO SGUARDO SOCIO-ANTROPOLOGICO
Come si è visto nel precedente paragrafo, diversi sono i significati che si possono dare al termine comunità; per comprendere come questo concetto si sia modificato nel tempo, in questo paragrafo saranno presentate le principali linee di pensiero sociologico ed antropologico che hanno cercato di spiegare questi significati.
Il primo a definire la comunità fu uno dei padri fondatori della sociologia moderna, Ferdinando Tónnies
[8], che nella sua opera Comunità e società, descrisse i tipi di relazioni sociali a carattere comunitario, individuando tre forme embrionali di comunità
[9]:
- il rapporto madre?figlio (comunità di sangue);
- il rapporto marito?moglie (comunità di vicinato);
- il rapporto fratello?sorella (comunità di amicizia).
Le tre specie di comunità e le forme sociali corrispondenti sono interdipendenti ed empiricamente compresenti.
A differenza delle prime due specie, l'amicizia o "comunità di spirito" non è caratterizzata dalla condivisione di un medesimo luogo, ma è prodotta nel modo più spontaneo dalle identità e dalle somiglianze della professione e dell'arte, tanto che essa costituisce una specie di località invisibile. Dalla descrizione di Tónnies riportata emerge quindi che vi sono due specie di comunità che hanno a che fare con il territorio (comunità di sangue e di vicinato) e una specie di comunità che non ha niente a che fare con la località e con l'insediamento spaziale (comunità di amicizia).
"Tónnies stabilì una netta distinzione tra la comunità
(Gemeinschaft), fondata su una solidarietà derivante dalla risonanza morale, dall'intimità e dai legami di parentela, e la società
(Gesellschaft), forma di aggregazione in cui prevalgono, invece, legami di tipo contrattuale."
[10]
La comunità contrapposta alla società sarebbe dunque caratterizzata da una sociabilità di tipo denso, ovvero basata su una cooperazione di tipo solidale alimentata da legami parentali e/o affettivi.
Diversamente da Tónnies, Max Weber sostiene che la comunità non può essere definita oggettivamente, né dal punto di vista ecologico, né da quello socio?culturale. Essa dipende dall'orientamento reciproco degli atteggiamenti degli individui sulla base della consapevolezza soggettiva di uno stato in comune e/o dall'ambiente circostante. È solo quando gli individui partecipanti a una relazione sociale sono soggettivamente consapevoli di una qualsiasi comunanza e caratteristica comune e su questa base orientano espressamente i loro atteggiamenti in direzione reciproca, che si ha la relazione denominata di comunità
(Vermeinschathung). Infatti, una relazione sociale deve essere definita comunità se e nella misura in cui
"la disposizione dell'agire sociale poggia su una comune appartenenza, soggettivamente sentita dagli individui che ad essa partecipano."
[11]
Agli inizi del Novecento William G. Sumner individua e descrive dei gruppi definendoli in-group e out-group (gruppo di noi e gruppo di altri), evidenziando come il sentimento di appartenenza ed esclusione, caratteristica centrale della comunità, in specie di tipo denso nell'accezione di Tonnies, possa essere esteso anche ad altri gruppi.
Sostiene infatti Fabietti, [12]
"Il senso di appartenenza è piuttosto una caratteristica di tutti quei gruppi
[...] all'interno dei quali un certo numero di simboli o pratiche [...] possono avere, su chi li condivide, un effetto di tipo 'performativo' cioè di avviare una concatenazione di rappresentazioni tutte afferenti al sentimento della propria identità la quale, per essere avvertita come tale, non ha neppure bisogno di essere enunciata.
[...] l'idea di comunità dovrebbe essere collegata alle idee di appartenenza, esclusione ed identità".
Invece, secondo l'interazionismo simbolico, la comunità è ciò che la gente pensa che sia. La comunità è un concetto negoziato, sono gli individui nelle loro relazioni che costruiscono la realtà e quindi sono gli individui che danno senso e contenuto alla comunità.
Come affermano Berger e Luckman [13],
"la realtà è una costruzione sociale".
La prospettiva dell'interazionismo simbolico sottolinea dunque che le concezioni di comunità sono immerse ed emergono dall'interazione nelle reti di comunicazione e nei flussi informativi che hanno luogo fra i vari soggetti. Tali reti e tali flussi possono essere formali o informali. Inoltre, tali definizioni e/o concezioni non scaturiscono solo dall'interazione fra i residenti della comunità, bensì anche fra i residenti e le istituzioni, le agenzie e gli attori che sono esterni alla comunità stessa. Tali processi sono importanti per la definizione di aspetti quali i confini e il nome, che forniscono l'identità alla comunità e nello stesso tempo la percezione della sicurezza
A tal proposito, un altro autore, Webber, sostiene che dalla possibilità di legami di tipo comunitario senza un riferimento territoriale emerga una nuova prospettiva che identifica le proprie radici teoriche nel concetto di comunità senza prossimità o comunità di interessi:
"In questa comunità i confini tendono a dilatarsi fino a dissolversi. È la comunità intesa come 'qualità delle relazioni'. La contiguità spaziale con le sue rigide costrizioni fisiche e temporali sembra perdere di significato. Il diffondersi dei mezzi di trasporto e di comunicazione (telematica), gli alti tassi di mobilità sociale e residenziale, la separazione delle residenze dal luogo di lavoro producono una liberazione dai condizionamenti della comunità territoriale e rafforzano la simultanea appartenenza dell'individuo a molte comunità. A causa dello sviluppo dell'informatica e delle tecnologie a base elettronica e della disponibilità di maggiori risorse economiche, le varie attività in precedenza rese vantaggiose dalla contiguità spaziale tendono a essere sostituite dai flussi di informazione."
[14]
3.3 IL SENSO DI COMUNITÀ
Dalla breve sintesi esposta nel paragrafo precedente, si evidenzia come gli elementi costitutivi del concetto di comunità siano cambiati nel tempo, ad eccezione di uno.
Nelle prime concezioni di comunità, parti fondanti del sentirsi gruppo erano sostanzialmente lo spazio (definito nel concetto di territorio, inteso geograficamente come villaggio, città, Stato), il tempo (la condivisione di fatti ed episodi nello stesso istante, o in un tempo dato) e l'identità dell'individuo (in primis, l'identità fisica, quindi di genere, infine di etnia).
Oggi questi elementi non sono più caratteristici del concetto di comunità (come si vedrà meglio nel prossimo capitolo), ma sembra permanere invece l'elemento qualitativo, il "sentirsi parte di" o senso di comunità.
Quest'ultimo è una percezione relativa alla qualità delle relazioni all'interno di un contesto definito, chiamato comunità. Esso è quindi un dato soggettivo, che permette di sentirsi parte di un insieme significativo. Gli individui sono alla ricerca di appartenenze e legami significativi, di contesti cioè che permettano di sperimentare il senso del "noi".
Il senso di comunità può essere visto [15] :
a) come una forza che agisce all'interno della comunità, che influisce positivamente sulla vita degli individui e della comunità stessa e che, a sua volta, è influenzata da altre forze;
b) come un vissuto sperimentato da alcune persone che fanno parte della comunità e che evidenzia la percezione di legami affettivi, di appartenenza, di condivisione e di reciprocità di aiuto;
c) come il risultato di un investimento affettivo e un fattore di motivazione dell'investimento stesso.
Chavis e McMillan [16] definiscono il senso di comunità come
"la certezza soggettiva che i membri hanno di appartenere e di essere importanti gli uni per gli altri e per il gruppo e una fiducia condivisa nella possibilità di soddisfare i propri bisogni come conseguenza del loro essere insieme".
Appartenere vuol dire essere una parte di un tutto. Sul piano psicologico appartenere significa "sentirsi con", condividere, non essere soli, avere delle relazioni sociali, significa poter usare a pieno titolo il pronome noi.
Le componenti fondamentali dell'appartenenza o i fattori che la rendono possibile sono: i confini, la sicurezza emotiva, l'identificazione, l'investimento affettivo e il sistema di simboli comune.
Per appartenere occorre poter distinguere chi sta dentro da chi sta fuori, il noi dagli altri. Ciò è reso possibile dalla presenza di confini, i quali possono essere rigidi, tendenzialmente impermeabili, oppure flessibili e permeabili.
Per stabilire i confini si può impiegare il linguaggio, ad esempio si può usare un gergo comprensibile solo dai membri del gruppo; il linguaggio non verbale, ad esempio certi modi di salutare, di stringere la mano; il modo di vestire; i riti.
La presenza di confini è fondamentale per lo sviluppo del senso di appartenenza sia nelle comunità locali sia in quelle che non hanno una base territoriale.
Una delle funzioni fondamentali dei confini è quella di garantire sicurezza fisica (la protezione reciproca fra i membri di fronte a un eventuale nemico esterno), economica (come nella comune in cui si garantisce una ripartizione delle risorse sulla base dei bisogni dei membri), affettiva (la realizzazione di un clima in cui lo scambio affettivo fra i membri può avvenire con minori difese).
"Appartenere significa quindi essere sicuri del proprio essere dentro, essere sicuri di avere un posto e un ruolo e avere la certezza dell'accettazione da parte degli altri."
[17]
L'identificazione sottolinea il fatto che i membri di una comunità si riconoscono in una identità individuale. L'appartenenza implica, richiede e determina al tempo stesso l'identificazione, il sentimento, la convinzione e l'aspettativa di essere al posto giusto. L'identificazione è resa possibile dall'accettazione e comporta la disponibilità al sacrificio per il bene comune.
La presenza di confini, la sicurezza emotiva che questi permettono, l'identificazione in una soggettività collettiva costituiscono le condizioni necessarie per la realizzazione dell'investimento emotivo nella comunità e nelle relazioni con gli altri membri. L'investimento affettivo, di risorse e di energie personali contribuisce poi in modo rilevante al senso di appartenenza e al senso di comunità. Più alto è l'investimento, più forte è il livello di appartenenza.
Infine, la comprensione del sistema simbolico è fondamentale per la comprensione della comunità stessa. Secondo il punto di vista dell'interazionismo simbolico, la società è un'integrazione di simboli e il simbolo è per il mondo sociale quello che la cellula è per il mondo biologico. La creazione di un sistema comune di simboli è di cruciale importanza per l'integrazione sociale, specie quando si è in presenza di comunità caratterizzate da una forte eterogeneità.
Quanto sin qui esposto può essere schematizzato dalla seguente figura
[18]:

Fig. 3.2
La possibilità di soddisfare bisogni attraverso l'appartenenza alla comunità ha un effetto sulla motivazione che può essere definito "di rinforzo".
Il sentimento dell'appartenere viene infatti rinforzato se permette la soddisfazione dei bisogni. La nozione di rinforzo intesa nel senso di spinta al ripetersi di un determinato comportamento è stata elaborata all'interno della corrente psicologica del comportamentismo, così come si è visto nel primo capitolo. Applicando questo schema teorico all'appartenenza alla comunità, si può dire che le persone si riuniscono insieme se questo fatto produce conseguenze gratificanti.
Secondo Martini e Sequi [19]
"alcuni fattori di rinforzo o di motivazione sono lo status, il successo e la competenza".
Le persone sono attratte da quelle comunità che permettono l'acquisizione di uno status sociale elevato a chi ne fa parte, il che consente la soddisfazione del bisogno di stima o di prestigio.
Quando una comunità porta a termine un'impresa con successo dimostra ai suoi membri che vale, che è capace, e conferma o rinforza la convinzione che appartenere conviene perché il gruppo è efficace. Ciò che rinforza la motivazione, in sostanza, è il raggiungimento degli obiettivi prefissati.
L'elemento fondamentale per l'ottenimento del successo è la competenza, cioè il sentirsi capaci di ottenere successo. Gli individui quindi si riuniscono non solo sulla base dei bisogni, ma anche sulla base delle capacità che ritengono utili per soddisfarli. La competenza può essere resa disponibile dalla presenza di persone particolari nella comunità o dal fatto stesso che mettere in comune delle informazioni produce informazioni qualitativamente e quantitativamente diverse da quelle possedute da ciascuno dei membri. La comunità infatti non è la somma delle informazioni individuali ma la loro integrazione. La comunità quindi può produrre una competenza che non è disponibile altrimenti e che è indispensabile per la soluzione di problemi caratterizzati da un'elevata incertezza, da mancanza di informazioni o che hanno forti implicazioni valoriali.
Nella comunità gli individui hanno la possibilità di soddisfare bisogni diversi e apparentemente contraddittori attraverso l'adozione di strategie integrate. Per azione integrata si può intendere la capacità del gruppo o della comunità di rispondere positivamente alle esigenze dì tutti i suoi membri, basandosi sulla complementarità dei bisogni. Il riconoscimento di valori condivisi da parte della comunità è un ulteriore elemento di guida per la soddisfazione dei bisogni emergenti. Il sistema valoriale, infatti, indica alle persone quali sono i bisogni da considerare legittimi e in quale ordine e direzione essi possono essere soddisfatti. I valori condivisi nell'organizzare e nello stabilire un ordine di priorità fra i diversi bisogni/desideri permettono alle persone di sapere come impiegare le proprie risorse.
Concludono quindi Martini e Sequi [20]:
"Sembrerebbe dunque esistere una forte correlazione fra il senso di comunità e la capacità del gruppo di integrare le persone in modo che esse soddisfino i bisogni degli altri nel momento in cui soddisfano i propri. Le persone trovano una forte gratificazione nell'aiutare gli altri così come sono contente di ricevere aiuto quando ne hanno bisogno. Le comunità che hanno più successo sono proprio quelle che forniscono una 'ricompensa reciproca' fra i membri".
[1]
URL: http://www.garzantilinguistica.it/digita/digita.html
. (^)
[2]
URL: http://www.allweb.it/dizionario/index.jsp?param=210764&parola=comunita&posiz=0
.
(^)
[3] E.R. MARTINI -R. SEQUI, La comunità locale, Carocci Editore, Roma (2a ristampa) 1999, pp. 18-19.
(^)
[4] Ibidem, p. 19.
(^)
[5] Ibidem, pp. 22-26.
(^)
[6] Ibidem, p. 24.
(^)
[7] Ibidem, p. 24.
(^)
[8] F. TONNIES, Comunità e Società, Comunità, Milano 1979.
(^)
[9] E.R. MARTINI - R. SEQUI, La comunità locale, op. cit., p. 27.
(^)
[10]
P. CARBONE, P. FERRI, Le Comunità virtuali, Mimesis, Milano 1999, p.44.
(^)
[11]
M. WEBER, Economia e Società, Comunità, Milano 1968, p. 38.
(^)
[12]
U. FABIETTI, in Le Comunità Virtuali, op.
cit., pp. 46-47. (^)
[13] P.L. BERGER, T. LUCKMAN, La realtà come costruzione sociale, Il Mulino, Bologna 1969.
(^)
[14] E.R. MARTINI - R. SEQUI, La comunità locale, op. cit., p. 32.
(^)
[15] Ibidem, p. 42. (^)
[16] W.D. MCMILLAN, M.D. CHAVIS, Sense of Community: a definition and theory, in "Journal of Community Psychology", vol. XIV n.1 1986, p. 5.
(^)
[17] E.R. MARTINI - R. SEQUI, La comunità locale, op. cit. , p. 44.
(^)
[18] Ibidem, p. 43. (^)
[19] Ibidem, p. 49. (^)
[20] Ibidem, p. 50. (^)
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