|
Associazione
PeaceLink
--------------------------------------------------------------------------------
From: Alessandro Marescotti
To: loris
Subject: Articolo per tesi
Date: Mon, 11 Feb 2002 16:37:49 +0200
---------------------------------------------------------------------------------
Tecnologie della pace contro tecnologie della guerra
Il 28 ottobre 1991 nasceva ufficialmente la rete telematica PeaceLink: sono passati esattamente dieci anni. Frugando nell'archivio ho trovato uno "storico" articolo del Corriere del Giorno con cui si annunciava: "Singolare iniziativa denominata PeaceLink". Vi si legge: "Lunedì 28 ottobre, nell'aula magna dell'Ipsia Archimede in via Lago Trasimeno, si terrà alle 17 un incontro finalizzato ad illustrare il progetto PeaceLink il cui tema è: L'informatica e la telematica per una cultura della pace e della solidarietà". L'articolo spiegava: "Cosa significa PeaceLink? Tradotto letteralmente in italiano può significare 'collegamento di pace', ma anche 'legame di pace'. Ventidue scuole di Taranto e provincia hanno ricevuto una 'password' (parola di accesso) con la quale possono inserirsi nella rete telematica". A dieci anni di distanza si avverte più chiaramente la novità di un'intuizione che colse di sorpresa tutti: un'iniziativa pacifista infatti anticipava per la prima volta le stesse forze armate battendole sul tempo (attualmente, detto per inciso, il sito di PeaceLink è di gran lunga più diffuso su Internet dei siti delle tre forze armate italiane messe insieme).
Il "collegamento di pace" fu un'idea concordata fra me e uno scout pacifista di Livorno, Marino Marinelli. A settembre del 1991 si creò il "contatto" Taranto-Livorno e venne concordato il nome: PeaceLink. A Taranto la pluriennale competenza di Giovanni Pugliese un System Operator della rete telematica Fidonet consentì a PeaceLink di inserirsi in un circuito nazionale e mondiale prima ancora che fosse disponibile in Italia la rete Internet, cosa che avvenne poi tra il 1994 e il 1995. Giovanni Pugliese è un operaio di Taranto, precisamente di Statte, che aveva messo gratuitamente a disposizione di PeaceLink le apparecchiature e le conoscenze accumulate in precedenza, diventando l'anima tecnologica della rete.
In un primo momento una consistente fetta del movimento pacifista più riluttante alle nuove tecnologie (del resto Gandhi era refrattario alle macchine) non seppe cogliere questa occasione e PeaceLink rimase uno strumento per pochi pionieri. La novità di una comunicazione e socializzazione informativa in rete in tempo reale, se non appassionò subito le menti dei pacifisti più tradizionalisti, tuttavia mise immediatamente in allerta i servizi di sicurezza italiani che intuirono perfettamente la portata di questa innovazione. Infatti alle prime iniziative (che erano rivolte al mondo della scuola) fra i presenti vi erano facce nuove: non erano insegnanti
... Tuttavia PeaceLink non svolgeva alcuna attività sospetta ma un'azione di promozione della solidarietà alla luce del sole. Nel 1992 e 1993 venne dato appoggio alle missioni di pace a Sarajevo di don Tonino Bello e di don Albino Bizzotto. Fu persino messo a disposizione un aereo da soccorso collegato alla rete che sarebbe decollato nel caso la missione pacifista fosse stata colpita. Nel 1994 un blitz della Guardia di Finanza, su ordine di un solerte magistrato, sequestrò il computer centrale di PeaceLink: fu un clamoroso errore. I militi cercavano una centrale illegale di smistamento di software e non la trovarono. Il processo si concluse con un'assoluzione piena ma fece toccare con mano il clima teso di diffidenza e di ostilità in cui veniva accolta un'iniziativa così nuova. Dopo il 1995 PeaceLink ha dato appoggio a bambini sfortunati affetti da malattie rare, diventando ospite di don Mazzi in TV a "Domenica In". L'anno successivo PeaceLink era in Africa, con Enrico Marcandalli, per installare gratuitamente i computer di un'agenzia di giornalisti africani (Africanews) e per dare vita ad un centro di comunicazione telematica per una comunità di bambini di strada a Nairobi (Koinonia). Si aprì allora il versante "africano" e solidale di PeaceLink che ha portato alla collaborazione stretta con il missionario comboniano padre Kizito. Uno dopo l'altro da allora cominciarono ad uscire i libri di PeaceLink: "Telematica per la pace", "Oltre Internet", "Apri una finestra sul mondo", "Italian crackdown" e altri ancora. Si avviarono esperienze editoriali in cui diventava elemento trainante un giovane scout di nome Carlo Gubitosa, oggi giornalista e segretario di PeaceLink. Le esperienze della rete ci portarono in TV di fronte a Carlo Massarini (conduttore di "Mediamente") e in sceneggiatura televisive scritte e riprese dai registi Squizzato e Brunatto per conto della RAI. I proventi televisivi di PeaceLink vennero versati a padre Kizito e ai bambini più poveri di Nairobi, come pure i diritti d'aurore dei libri.
Durante la guerra del Kossovo ci fu una vera e propria esplosione dei contatti telematici, anche perché su PeaceLink scrivevano persone sottoposte ai bombardamenti Nato. Nacque così il libro "Cronache da sotto le bombe", una testimonianza drammatica, terribilmente umana. Quello è stato un momento forte di una più vasta serie di iniziative di risonanza nazionale che si sono poi concentrate sullo scandalo dell'uranio impoverito e sul rischio nucleare. Si sono ottenuti risultati concreti come la pubblicazione sul sito di PeaceLink dei piani di emergenza nucleare (tenuti fino ad allora segreti) e delle mappe dettagliate (tenute segrete anch'esse) dei Balcani dove erano caduti i proiettili radioattivi della nato.
Anziché un incontro per il decennale PeaceLink in questi giorni è stata effettuata un'azione nonviolenta nella base nucleare di Faslane in Scozia, condotta da Francesco Iannuzzelli insieme ad altri mille attivisti. Francesco Iannuzzelli è stato arrestato e infine rilasciato (si veda il resoconto su www.peacelink.it) comunicando via e-mail: "Alle 7 di mattina ci siamo legati le braccia dentro dei tubi di plastica, formando così delle catene umane ben difficili da sciogliere, e ci siamo sdraiati per terra davanti agli ingressi della base, bloccandone l'accesso ai dipendenti che vi si recano al lavoro la mattina. Per la polizia è stato particolarmente laborioso rompere le catene umane e ha dovuto far ricorso a seghetti elettrici, pinze e forbici per tagliare i tubi e rompere le corde e le catene. Come conseguenza della manifestazione, le attività della base sono rimaste bloccate per circa 5 ore.
Alla fine 171 persone sono state arrestate, in maggioranza donne, e trasportate verso le vicine stazioni di polizia. Tra gli arrestati anche 3 membri del parlamento (due scozzesi e un'irlandese), due pastori della chiesa scozzese e numerosi anziani. Al clima molto pacifico e di reciproca fiducia ha sicuramente contribuito il proverbiale carattere amichevole degli scozzesi, sia dalla parte dei manifestanti che da quella dei poliziotti, e soprattutto la presenza di una vasta fascia della popolazione, anziani, famiglie, bambini, preti, deputati, ecc. ecc., tutti quanti attivi in questa forma di disobbedienza civile e pronti anche a farsi arrestare. In merito è interessante ricordare che, secondo un recente sondaggio, il 51% della popolazione scozzese appoggia queste proteste contro le basi militari".
Questa testimonianza spiega l'efficacia della disobbedienza civile nonviolenta che "parla" al cuore della gente catturandone la simpatia; è una prassi a cui PeaceLink guarda con particolare favore. Nel complesso ci caratterizziamo per strategie che intrecciano l'attivismo di Greenpeace e con le metodologie di Amnesty International (in primo luogo una rigorosa autonomia dai partiti politici).
Devo dire francamente che dieci anni fa non avrei mai immaginato che il mondo si sarebbe evoluto così e che ogni mese le persone più varie su PeaceLink si collegassero 80.000 volte e scaricassero un milione di pagine. Tutto ciò è stato il frutto del lavoro gratuito di decine di volontari, di cui non è possibile ricordare qui i nomi ma che hanno saputo costruire un'utopia concreta con la ragionevole fiducia nell'idea che le tecnologie della pace possano competere con le tecnologie della guerra.
Alessandro Marescotti
a.marescotti @ peacelink.it
Presidente di PeaceLink
www.peacelink.it
--------------------------------------------------------------------
From: Carlo Gubitosa
To: loris
Subject: Re: intervista
Date: Tue, 12 Feb 2002 12:15:13 +0200
---------------------------------------------------------------------
> Carlo, spiega che tipo di informazione, o controinformazione, si può trovare
>sul sito web di PeaceLink: cosa può apprendere dal vostro sito un utente che
> si collega?
L'esperienza di apprendimento realizzata attraverso gli strumenti messi a disposizione dall'associazione PeaceLink e' fortemente interconnessa alle esperienze informative, relazionali, sociali e politiche, poiche' lavorando con strumenti telematici, il momento dell'apprendimento non e' esattamente scindibile da quelli dedicati ad altre
attivita'. Dal punto di vista strettamente cognitivo, il salto di qualita' piu' evidente nel passaggio dalla carta ai bit e' la realizzazione di un apprendimento basato sulla RELAZIONE TRA INDIVIDUI anziche' sul confronto tra un individuo e un concetto o un insieme di nozioni. La logica conseguenza di questo "apprendimento relazionale" e' lo strettissimo legame tra cio' che si impara in rete e la vita concreta, le esperienze dirette di altre persone, che anche in assenza di titoli accademici o di competenze definite, possono autorevolmente consigliarci perche' hanno gia' sperimentato e risolto con successo situazioni analoghe alla nostra. E' per questo che in rete il grado di
"serieta'" e di "affidabilita'" di una fonte informativa o di un documento non e' legato al prestigio o al titolo accademico della fonte consultata, ma dall'esistenza di un rapporto di fiducia e di conoscenza tra chi riceve e chi fornisce informazioni, con un frequente scambio dei ruoli in base al mutare delle esigenze personali. Per gli altri la notizia Ansa e' affidabile perche' conosciamo l'ansa e il prestigio di cui gode, per me il testo sull'uranio impoverito realizzato da Francesco Iannuzzelli e' affidabile in virtu' del rapporto di conoscenza che mi lega a lui e perche' so ormai da diversi anni che lui si occupa di queste questioni con serieta' e rigore.
> Informazione "dal basso", dunque ...
Sicuramente. Questo "cortocircuito informativo", che fa incontrare direttamente le persone senza la mediazione dei "professionisti dell'informazione" ha seriamente messo in discussione la figura del giornalista, inteso come mediatore tra le fonti di informazione e gli utenti dei servizi informativi. Gli utenti della rete hanno imparato a giocare con i
"mattoncini dell'informazione", e anziche' utilizzare costruzioni gia' fatte da altri, preferiscono scegliere e utilizzare da soli le fonti delle loro notizie. A questo punto le strade che si presentano davanti agli operatori dell'informazione sono due: rimanere ancorati a una concezione del loro mestiere ormai obsoleta, serrando le fila e cercando di resistere il piu' possibile alla minaccia rappresentata dalla possibilita' di accesso diretto alle fonti informative, oppure sforzarsi di compiere un "salto evolutivo" inizialmente piu' faticoso, ma che potrebbe garantire sul lungo periodo una maggiore probabilita' di "sopravvivenza della specie". La figura del giornalista-intermediario, irrimediabilmente destinata all'estinzione, potrebbe essere rimpiazzata con successo da una nuova visione della professione, una visione in cui il giornalista non e' piu' un passaggio obbligato per l'accesso alle fonti informative, ma piuttosto un facilitatore dell'accesso diretto alle sorgenti dell'informazione, un segnalatore di risorse e materiali interessanti, un "consulente informativo" con la capacita' di aiutare gli altri a districarsi quotidianamente nel flusso massiccio delle informazioni, che ormai e' diventato impossibile da gestire per le singole persone, un semplificatore della
complessita', che ci aiuta a non "navigare alla cieca", segnalandoci nuove rotte con percorsi culturali e intellettuali che ci aiutino a superare lo shock da "overdose di informazioni", un creatore di
"metainformazioni", cioe' di informazioni sull'informazione, un "bibliotecario della rete" da apprezzare non tanto per la sua capacita' di documentare o argomentare, ma piuttosto per la sua abilita' nel suggerirci il modo piu' efficace e interessante di documentarci personalmente in merito a una data questione, un professionista in grado di creare e organizzare spazi informativi aperti, orizzontali e partecipativi.
>In questi nuovi percorsi formativi-informativi, queste nuove modalità di
>acquisire conoscenze, qual è l'esperienza di PeaceLink?
Forse la guerra contro la Repubblica Federale di Jugoslavia e' la prima guerra della storia che si e' combattuta anche nel
"Ciberspazio", con la creazione di un circuito alternativo di informazione attraverso l'internet.
Accanto all'informazione "ufficiale" delle agenzie di stampa, dei giornali e della televisione, si e' sviluppata una informazione popolare, su iniziativa di cittadini e gruppi di volontari interessati ad approfondire i problemi del Kossovo con un atteggiamento critico, che hanno voluto assumere un ruolo attivo nel processo di creazione delle informazioni.
Sull'internet hanno potuto essere diffuse informazioni troppo estese per i giornali o per la televisione, come ad esempio il testo integrale degli accordi di Rambouillet o i dossier scientifici sugli effetti dell'uranio impoverito contenuto nei proiettili anticarro, informazioni che hanno aiutato a capire i meccanismi con cui si e' arrivati allo scontro militare e le conseguenze dei bombardamenti. Grazie ad una maggiore disponibilita' di informazioni, c'e' stata anche una maggiore possibilita' di verificare le affermazioni e i dati forniti dalle due parti in conflitto. Per la prima volta nella storia, le popolazioni civili coinvolte in una guerra hanno potuto parlarsi direttamente, attraverso la posta elettronica, senza il controllo dei governi o dei vertici militari. Gli effetti dei bombardamenti sono stati raccontati in tempo reale, direttamente dalle persone che scrivevano messaggi di posta elettronica mentre ascoltavano le sirene dei bombardamenti o il rumore dei vetri che esplodevano per l'onda d'urto provocata dalle bombe. Le due testimonianze piu' efficaci sono state i "diari di guerra" scritti sull'internet da Sasa
Zograf, disegnatore di fumetti che vive e lavora a Pancevo, e da Djordje
Vidanovic, professore di linguistica dell'Universita' di Nis, che in uno dei suoi messaggi ha dato la sua testimonianza diretta dei fatti avvenuti al mercato di Nis il 7 maggio 1999, quando le bombe a grappolo della Nato, che avrebbero dovuto colpire l'aeroporto situato a 6 chilometri di distanza, hanno causato decine di vittime civili. L'utilizzo della posta elettronica ha permesso anche una azione piu' coordinata e piu' efficace di tutte le associazioni e i movimenti per la pace, che hanno potuto condividere le loro informazioni e organizzarsi a distanza con costi bassissimi.
> Tutto questo cosa dimostra?
L'efficace utilizzo dell'internet come strumento per contrastare la propaganda di guerra ha dimostrato che nella societa' dell'informazione la guerra non puo' piu' esistere da sola, ma ha bisogno dell'appoggio dei mass-media per essere legittimata e sostenuta da ragioni umanitarie con l'aiuto dei mezzi di informazione, che forniscono un motivo accettabile e morale per le azioni militari. In una societa' dove i mass-media giocano un ruolo sempre piu' determinante, il potere non risiede piu' solo nel controllo dei mezzi di produzione, ma anche nel controllo dei mezzi di informazione, e per le guerre del nuovo millennio il sostegno acritico e fedele dei mezzi di informazione sara' indispensabile tanto quanto il sostegno dell'industria delle armi.
>Qual è il grado di collaborazione tra gli attivisti di PeaceLink? Attraverso
>questo scambio, quale arricchimento culturale nel proprio bagaglio di
>esperienze personali?
I meccanismi dell'apprendimento e della sperimentazione tecnologica sono perfettamente analoghi a quelli utilizzati per gli altri settori del sapere. Lo scambio di informazioni tra i collaboratori dello staff e' minimo e rispondente ad esigenze di stretta
funzionalita', a differenza di altre associazioni dove la fase piu' complicata e faticosa e' quella decisionale, all'interno di un gruppo telematico di "volontari dell'informazione" la fatica maggiore non e' quella di decidere iniziative o realizzare
attivita', ma coordinare le diverse iniziative e le molteplici attivita' realizzate in modo autonomo e decentralizzato dai singoli volontari. L'evoluzione tecnologica e' strettamente legata al software libero, adottato e impiegato non solo per semplice convenienza economica, ma anche e soprattutto come scelta culturale e politica. Dal momento che siamo una associazione di servizio, che non realizza iniziative "reali" ma produce informazione e metainformazione "virtuale", l'evoluzione dei contenuti rispecchia al tempo stesso i nostri personali interessi e il dibattito culturale e politico realizzato dal mondo dell'associazionismo e della societa' civile.
Ciao, Carlo.
|